IL CAVALLO DI TORINO (A TORINÓI LÓ)
Ispirato all’aneddoto su Nietzsche che racconta che il filosofo, prima di impazzire, abbracciò un cavallo a Torino, il film segue la vita ripetitiva di un vetturino e sua figlia in una fattoria isolata, flagellata da un vento incessante. Dichiarato come il suo testamento cinematografico, il film lavora per sottrazione assoluta: la ripetizione dei gesti quotidiani – mangiare una patata, attingere acqua dal pozzo – assurge a rituale metafisico. È la messa in scena della “Genesi al contrario”, il racconto di una fine del mondo che non avviene per esplosione, ma per il lento e inesorabile spegnimento di ogni luce e speranza.